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PERCHÈ CONCEDERSI UN MASSAGGIO RIGENERANTE CON REGOLARITÀ

Il mondo dei massaggi offre tantissime possibilità di scelta e di conseguenza numerosi ambiti di applicazione. Un massaggio può generare, in base alle tecniche che vengono applicate sul corpo ed ai tessuti maggiormente trattati, reazioni e benefici differenti. In questo articolo approfondiamo i 10 motivi principali per cui un massaggio può far bene a chiunque.

                                                                            VEDIAMOLI DI SEGUITO:

 

  1. Alleviare l’ansia e lo stress: uno dei motivi più diffusi per cui spesso ci si concede un massaggio è semplicemente per rilassarsi. La società di oggi, nonostante le comodità che ci offre, porta al nostro corpo ed alla nostra mente molto stress. Il lavoro, la famiglia, la casa, tutte le cose da organizzare e gestire. Staccare la testa per un’oretta e lasciare che anche i muscoli scarichino tutta la loro tensioneè già un pensiero sufficiente per concedersi un massaggio ogni tanto.
  2. Alleviare il mal di schiena: nello specifico, il massaggio se eseguito con le tecniche corrette e sui tessuti giusti, può essere risolutivo ed utile anche per diversi dolori, soprattutto quelli causati da contratture e posture sbagliate mantenute nel tempo. Il mal di schiena quindi, se non è causato da condizioni severe, ortopediche o neurologiche, può essere risolto anche con un massaggio.
  3. Dormire meglio: molte persone oggi soffrono di disturbi del sonno. Questi possono essere legati all’ansia, allo stress o alla troppa tecnologia che ci circonda, che a volte ci porta ad avere lo smartphone davanti agli occhi fino a tardi o a guardare la tv fino a notte fonda. Il massaggio, specie se di tipo rilassante e delicato, induce un forte rilascio di serotonina aumentando la sensazione di tranquillità e abbassando la percezione di stress. Questo favorisce, soprattutto se viene eseguito nelle ultime ore della giornata, anche il sonno e la fase di addormentamento.
  4. Espellere le tossine del corpo: il massaggio linfodrenante, così come quelli fortemente incentrati sul miglioramento della circolazione sanguigna, permettono ai singoli tessuti e organi del corpo di liberarsi di tossine che si accumulano come scarto del nostro metabolismo giornaliero. Ciò rende il sistema più funzionale, meno infiammato e meno “intossicato”.
    Il consiglio dopo un massaggio di questo tipo è quello di bere acqua, in modo da aiutare i reni ad espellere le sostanze che non ci servono.
  5. Migliorare la flessibilità: lo stimolo profondo sul tessuto connettivale permette ai muscoli di liberarsi delle strutture più rigide che ne condizionano l’elasticità. Questo permette in ogni articolazione del corpo di avere più libertà di movimento e di conseguenza sviluppare nel lungo periodo meno infiammazione e dolore.
  6. Alleviare il mal di testa: una grande quantità di cefalee è di origine muscolare. Sono dette infatti muscolo – tensive e si sviluppano soprattutto in seguito ad aumentatatensione dei muscoli del tratto cervicale. Uno dei più coinvolti in questo caso è il trapezio, insieme agli scaleni. Un massaggio a questi muscoli, in questi casi, può aiutare molto nella risoluzione dei sintomi.
  7. Ridurre la depressione: ci sono molte ragioni per cui la depressione ed il trattamento della depressione possono richiedere e necessitare di un approccio collaborativo ed interdisciplinare tra molti operatori sanitari – parasanitari. La terapia svolta con i massaggi può essere importante nell’aiutare i pazienti affetti da depressione, specialmente se legata a malattiedolori cronici, magari derivanti da patologie autoimmuni o degenerative. Oltre a favorire la circolazione sanguigna e linfatica, il massaggio può abbassare anche i livelli di cortisolo circolante, il così detto ormone dello stress. Questo meccanismo non farà altro che creare una sensazione di sollievo, legata anche ad un rilascio di dopamina e serotonina.
  8. Aumentare la risposta immunitaria: attraverso il meccanismo descritto in precedenza, in cui il massaggio è in grado di ridurre i livelli di cortisolo, un trattamento è in grado anche di favorire l’attività del sistema immunitario. Questo non quando siamo già ammalati e quindi stiamo affrontando una malattia già espressa, ma nei momenti di salute, semplicemente rinforzando i nostri sistemi di controllo e di protezione. Migliora la qualità della cute, anch’essa una barriera importante, migliora l’attività dei linfociti, veri e propri guerrieri al nostro servizio e migliora l’eliminazione delle tossine (come accennato prima), riducendo l’infiammazione generale e abbassando la predisposizione a sviluppare ulteriori stati patologici.
  9. Migliorare la qualità della vita negli anziani: il benefico effetto svolto dal massaggio sul tessuto connettivoe sulla circolazione sanguigna, permette di apportare più ossigeno ai tessuti del corpo e di rendere più elastiche e mobili le strutture. Ciò dà un grosso vantaggio alle persone anziane che magari svolgono poco movimento per riduzione delle loro possibilità motorie, ed in più magari soffrono di patologie quali osteoporosi o ipertensione.
  10. Velocizzare il recupero post esercizio: il nostro corpo quando svolgiamo attività fisica, sia esso un semplice allenamento o una vera e propria competizione sportiva, produce delle sostanze di scarto che si accumulano nel tessuto muscolare e anche delle piccolissime lacerazioni alle fibre muscolari che vengono maggiormente utilizzate. Questo è normalissimo e fa parte della nostra fisiologia. Il massaggio in questo caso, favorendo anche qui la circolazione dei liquidi corporei (sangue e linfa) rende molto più rapido il recupero e la riparazione dei tessuti, rendendo quindi il nostro sistema più pronto ad affrontare da lì a pochi giorni o poche ore una nuova sfida dal punto di vista fisico – atletico.

CONCLUSIONI
Attraverso questi dieci punti abbiamo capito quanto un massaggio possa essere benefico per la nostra salute, sotto diversi punti di vista. Questo non deve indurci a credere che sia la soluzione ad ogni problema che abbiamo, la consulenza di altri specialisti infatti è sempre la giusta abitudine ed anche un massaggiatore professionale sa, che affidarsi alla collaborazione di colleghi di altri ambiti sanitari può essere un’arma vincente per aiutare il paziente a raggiungere prima il livello di benessere che vuole.
Abituiamoci a prenderci del tempo per un massaggio con cadenza regolare (effettuato da un massaggiatore o una massaggiatrice qualificata, che ha frequentati) e vedremo, già nel breve periodo, nel giro di poche settimane, degli straordinari cambiamenti. Non ne faremo più a meno!

L’obiettivo fondamentale del trattamento osteopatico è di restituire all’organismo il ritmo e la mobilità, che garantiscono il buon funzionamento degli organi e degli apparati. Spesso sono sufficienti manipolazioni molto delicate, oppure in caso di blocchi articolari, possono essere utilizzate manovre più energiche, che liberano in fretta l’articolazione, tanto che si percepisce uno “click” sonoro (di solito più impressionante che altro, dato che non provoca dolore).

La scelta del tipo di manipolazioni e del numero di sedute dipendono dalla formazione specifica dell’osteopata e dal tipo di disturbo da trattare, ma soprattutto dalla risposta della persona al trattamento. In linea di massima, un disturbo acuto, per esempio un dolore provocato da un trauma, richiede da due a quattro sedute (ma se il trauma è serio o molto esteso, per esempio dopo un incidente stradale, bisogna aspettare almeno due settimane prima di intervenire).

Un problema cronico, che dura da tempo, come il mal di schiena costante di chi sta a lungo in piedi, dopo un trattamento di tre-cinque sedute ravvicinate (una alla settimana). Spesso dà risultati che devono essere mantenuti con incorni più distanziati (una volta al mese).

OSTEOPATIA E COLONNA VERTEBRALE

Il dolore lombare associato o meno a fastidi irradiati (il piú comune é la sciatalgia) e il dolore cervicale anch’esso associato o meno a problemi riflessi come dolore al braccio, vertigine e instabilitá, disturbi visivi, mal di testa, ecc… Sono tra i piú frequenti motivi di consulto presso il Pulsinelli Medical Center  .

La postura, l’appoggio plantare, il modo in cui ci si muove o si sta seduti è la prima cosa a cui si pensa. Ma il mal di schiena può anche essere la conseguenza di un trauma, ciò che resta dopo un incidente oppure una brutta caduta. La condizione generale della zona lombare, dorsale o cervicale può essere influenzata anche da quella di vari organi interni, oltre che dallo stato degli occhi (stanchezza oculare, disturbi visivi) e dei denti (malocclusione, chiusura scorretta delle arcate, oppure problemi come infiammazioni e granulomi). Il rachide é intimamente connesso agli organi della zona inferiore dell’addome: stomaco, fegato, colon e sfera urogenitale in primis. La relazione esistente tra questi organi e il rachide puó essere sia di natura meccanica (non dimentichiamo che gli organi dell’apparato digerente sono organi contrattili il cui stato contratturale anomalo puó compromettere l’equilibrio meccanico del rachide) che di natura neurologica poiché gli stessi organi attraverso meccanismi di natura riflessa possono condizionare l’equilibrio funzionale del rachide.

L’intervento dell’osteopata può rivelarsi molto utile contro il mal di schiena. L’osteopatia è una terapia manuale che interviene proprio sui dolori muscolo-scheletrici, che possono interessare varie zone della schiena (lombare, dorsale, cervicale) oppure spalle, braccia, gambe. Tratta in particolare il tessuto connettivo, quello che avvolge ogni organo, lo collega agli altri e alle varie parti del corpo. L’osteopata considera l’organismo nella sua complessità, nella stretta relazione che c’è fra i vari apparati e la struttura esterna che li racchiude e soprattutto prende in esame il movimento delle singole strutture sopratutto a livello vertebrale.

È questa visione d’insieme che permette all’osteopatia di essere preziosa ed efficace contro il mal di schiena, spesso anche per prevenirlo, utilizzando manipolazioni (più delle volte molto delicate) per liberare i punti dove il movimento è bloccato, sciogliere le tensioni, tonificare e aiutare la circolazione, il ricambio e il drenaggio delle tossine, e rilassare l’organismo.

 

Il trattamento osteopatico, che utilizza diverse tecniche (l’osteopata le sceglie a seconda della persona che ha di fronte e dei problemi da risolvere), comincia con l’esame di eventuali test diagnostici già in possesso della persona (radiografie, ecografie), con una serie di test muscolari posturali e con l’osservazione e valutazione della colonna vertebrale e dell’equilibrio complessivo del corpo. Grazie a questo “esame” preliminare, il terapeuta individua la causa del dolore: è questa che verrà affrontata per prima, con le manipolazioni più adatte. In molti casi, un intervento adeguato può risolvere il mal di schiena anche trattando zone del corpo lontane da quella dove si sente dolore.

Nel caso in cui il mal di schiena dovesse persistere, allora interverrà anche su questo, direttamente.

Se l’osteopata lo ritiene opportuno, può indirizzare la persona da un medico oppure da uno specialista o a un esperto in terapie naturali. Qualunque sia il problema da risolvere, l’osteopata non consiglia l’assunzione di farmaci né di sostanze di alcun tipo. I suoi compiti sono solo: effettuare manipolazioni, suggerire come migliorare lo stile di vita, la postura e la dieta, insegnare alcuni esercizi utili e, in casi particolari, indirizzare ad altri esperti.

L’obiettivo fondamentale del trattamento osteopatico è di restituire all’organismo il ritmo e la mobilità, che garantiscono il buon funzionamento degli organi e degli apparati. Spesso sono sufficienti manipolazioni molto delicate, oppure in caso di blocchi articolari, possono essere utilizzate manovre più energiche, che liberano in fretta l’articolazione, tanto che si percepisce uno “click” sonoro (di solito più impressionante che altro, dato che non provoca dolore).

La scelta del tipo di manipolazioni e del numero di sedute dipendono dalla formazione specifica dell’osteopata e dal tipo di disturbo da trattare, ma soprattutto dalla risposta della persona al trattamento. In linea di massima, un disturbo acuto, per esempio un dolore provocato da un trauma, richiede da due a quattro sedute (ma se il trauma è serio o molto esteso, per esempio dopo un incidente stradale, bisogna aspettare almeno due settimane prima di intervenire).

Un problema cronico, che dura da tempo, come il mal di schiena costante di chi sta a lungo in piedi, dopo un trattamento di tre-cinque sedute ravvicinate (una alla settimana). Spesso dà risultati che devono essere mantenuti con incorni più distanziati (una volta al mese).

Perché ingrassiamo? Come dimagrire? Problemi e soluzioni

Principali Funzioni del Tessuto Adiposo

Il grasso presente nel nostro corpo svolge alcune funzioni molto importanti:

riserva energetica, isolamento termico, protezione degli organi interni e del corpo in genere, controllo ormonale e regolazione del metabolismo cellulare. Plasmando le forme fisiche tipiche dei due sessi il grasso ha inoltre una funzione estetica

Secondo le ultime ricerche il nostro corpo accumula grasso anche per proteggersi dagli effetti negativi della resistenza all’insulina, del diabete e delle sostanze tossiche presenti negli alimenti, nell’aria e nei farmaci. Ad ostacolare il dimagrimento ci pensa anche il declino di alcuni ormoni sessuali favorito dal sovrappeso e dalla sedentarietà.

 

Due Tipi di Grasso

Il grasso presente nel corpo umano si divide principalmente in due distretti: quello sottocutaneo e quello viscerale.  Il grasso viscerale, maggiore nei maschi, è il più pericoloso per la salute ma è anche il primo a rispondere al dimagrimento. Pertanto chi possiede una percentuale molto alta di grasso viscerale ha bisogno di tempo per smaltirlo e favorire la riduzione di quello sottocutaneo.

 

Grasso e Meccanismo di Sopravvivenza

Se esaminiamo attentamente le funzioni del tessuto adiposo ci accorgiamo che il grasso non è un qualche cosa di superfluo ma un tessuto indispensabile alla vita. In modo particolare nelle popolazioni primitive il grasso di deposito rappresentava un fattore fondamentale per la sopravvivenza della specie umana nei periodi di carestia.

Perdita di Peso e Dimagrimento

Anche se molte persone non se ne rendono conto la perdita di peso ed il dimagrimento non sono necessariamente collegati. E’ importante capire che il dimagrimento è un processo che porta alla riduzione del peso corporeo e non viceversa. A seguito di una dieta ipocalorica, ad esempio, si possono perdere diversi Kg nel primo periodo ma questo peso il più delle volte deriva da una riduzione dell’idratazione corporea e delle masse muscolari e non da una riduzione del grasso in eccesso.

 

Come Dimagrire?

Semplicemente eliminando i problemi metabolici che hanno dato inizio all’accumulo di grasso.

1 ° problema: eccesso di calorie, come risolverlo?

Semplice direte voi… mangiando meno; sbagliato, non si tratta di mangiare meno ma di MANGIARE MEGLIO! Avete mai visto su certi giornali la comparazione tra due tipi di alimenti? Sembra impossibile ma hanno ragione!

Un esempio: un etto di salame equivale più o meno a 400 g di pesce spada alla griglia + due etti di verdura alla griglia + 10 g di olio di oliva…

 

2° problema: eccessiva riduzione di calorie, come risolverlo?

Obesi con 700 Kcal al giorno? Impossibile ma vero… Il problema è in realtà più complesso; assumere solo 700 kcal al giorno, o comunque una quantità di energia nettamente inferiore a quella necessaria, in un primo periodo può dare discreti risultati che poi vanno esaurendosi nel giro di poche settimane; sapete perché? perché si verifica una riduzione del metabolismo basale: l’organismo si abitua a sopravvivere con meno calorie, abbassando le proprie funzioni. Questo fenomeno comporta: diminuzione delle energie da dedicare alle attività quotidiane, stanchezza cronica, diminuzione del desiderio sessuale e delle masse muscolari.

Ma gli effetti negativi di un simile approccio dietetico non sono finiti. Per un meccanismo di difesa il corpo tende ad ottimizzare l’apporto calorico fornito dalla dieta, il che significa che al primo sgarro alimentare il vostro corpo sarà bravissimo a trasformare le calorie in eccesso in grasso di riserva.

Ecco perché: UN APPROCCIO CALORICO TROPPO RESTRITTIVO ASSOCIATO A SALTUARIE ABBUFFATE (ne basta anche una ogni 10 giorni) NON PUO’ FUNZIONARE.

Se seguite un simile programma dietetico rivoluzionatelo ed iniziate a mangiare di più e soprattutto meglio.

3° problema: pasti troppo consistenti e infrequenti come risolverlo?

Sforzatevi di aumentare il numero di pasti giornalieri almeno fino a 4, e non sottovalutate l’importanza di una abbondante colazione.

 

4°problema: stile di vita sedentario e mancanza di attività fisica

Se avete molti Kg da perdere e per contrastare la cellulite, effettuate trattamenti medico-estetici con tecnologie avanzate di ultima generazione pianificati dopo un’anamnesi per conoscere il vostro stile di vita e un Test Impedenziometrico  per la misurazione corporea.

Sforzatevi di allenarvi almeno due/tre giorni alla settimana,

eseguendo un breve circuito di potenziamento muscolare all’inizio della seduta a cui far seguire un esercizio aerobico CONTINUO della durata di ALMENO 40 MINUTI ad INTENSITÀ MODERATA:

tale sinergia garantisce sempre il risultato.

 

5 ° problema: accumulo di tossine: come risolverlo?

Il metodo è abbastanza semplice: ridurre l’introduzione di cibo significa lasciare all’organismo maggiori quantità di energie da dedicare alla disintossicazione. A questo scopo (un giorno alla settimana) può essere utile  ridurre l’apporto calorico e preferire cibi ricchi di antiossidanti come la frutta.

E’ importantissimo ridurre al minimo l’introduzione di tossine con la dieta (pesticidi, derivati della plastica, eccesso di alcol) anche durante gli altri giorni della settimana .

Da notare il paradosso: il dimagrimento favorisce l’ossidazione delle scorte lipidiche che a loro volta aumentano la quantità di tossine in circolo, questo processo stimola il corpo a immagazzinare nuovamente più grasso possibile per proteggersi da questo eccesso di residui tossici.

Cosa possiamo fare a tal proposito?

Bere! Cercate di bere almeno due litri di acqua al giorno, anche di più e preferite acque povere di sodio. Ricordatelo, specie se siete abituati a bere poco, vedrete subito la differenza

6 ° problema: resistenza all’insulina, come risolverlo?

Preferendo alimenti ricchi di fibre (verdura, frutta, cereali integrali ) e riducendo il consumo di zuccheri semplici (dolci, banane, uva, farine e cereali raffinati), si evitano tutti quegli inutili sbalzi glicemici che a lungo andare predispongono il soggetto al diabete di tipo II.

7° problema: dieta iperproteica.

La funzione delle proteine introdotte con la dieta è quella di intervenire nel turnover proteico, ovvero nella sostituzione delle proteine corporee danneggiate o degradate. Il corpo può anche utilizzare le proteine a scopo energetico ma questa operazione porta ad un inutile sovraccarico epatico e renale. Se invece i carboidrati ed i grassi introdotti con la dieta sono sufficienti a coprire le richieste energetiche le proteine in eccesso vengono trasformate in grasso.

Per favorire il dimagrimento aumentate leggermente l’apporto proteico  nella vostra dieta ma evitate di andare oltre gli 1,5-2 g di proteine/die per Kg di peso corporeo in relazione al vostro livello di attività fisica.

8° problema: mancanza di informazione.

Se non ne sapete molto in fatto di alimentazione potete prenotare una consulenza con i nostri nutrizionisti e dietisti .

Ricordate in ogni caso di consultare un medico prima di intraprendere un nuovo programma dietetico.

Prevenzione Femminile: La strategia più valida

La salute della donna è frutto di un complesso e delicato equilibrio. La prevenzione,primaria e secondaria, è la strategia più valida per salvaguardarla. Quando si parla diprevenzione primaria si intendono una serie di comportamenti o terapie attuati allo scopo di evitare che la malattia si sviluppi. La prevenzione secondaria, diagnosiprecoce, si effettua mediante esami semplici e poco costosi, che permettono diidentificare la malattia in fase in iniziale rendendo, quindi, le cure più efficaci e menoinvasive.Ogni età della donna è caratterizzata da diversi momenti importanti, per questo il calendario della prevenzione va modulato in risposta a precise esigenze.

L’adolescente

La prima visita ginecologica, con eventuale pap test, dovrebbe essere fatta con l’iniziodelle prime esperienze intime.

Il colloquio con lo specialista fornirà indicazioni suimetodi contraccettivi disponibili, dai metodi di barriera alle terapie ormonali, e darà ogni informazione atta a prevenire le infezioni sessualmente trasmesse.

In questa fascia di età è previsto un importante strumento di prevenzione primaria, la vaccinazione anti-HPV (Papillomavisus), che previene l’infezione da parte di ceppi virali responsabili dell’insorgenza del tumore della cervice uterina.Inoltre vanno indagati alcuni campanelli d’allarme che richiedono un controllospecialistico:

– Ciclo mestruale irregolare o la sua assenza per più mesi, un eccesso dipeluria su viso e corpo, segni di probabile ovaio policistico;

– Ciclo mestruale eccessivamente doloroso o rapporti sessuali dolorosi spia di endometriosi pelvica;

-Tardivo o mancato inizio del ciclo mestruale, sintomi spesso associati a patologiesistemiche come il morbo celiaco.

La giovane adulta

Tra i 21 e i 35 anni la ragazza è diventata donna, e come tale cambia le proprienecessità in termini di prevenzione. Dai 21 anni le donne devono essere indirizzate adaderire ad un programma di screening per il carcinoma della cervice uterina mediante Pap Test ripetuto ogni 3 anni. Dal trentesimo anno di età, grazie alla recente introduzione del test per l’identificazione dell’infezione da Papillomavirus (HPVtest),il miglior metodo di screening diventa il Co-Testing (Pap test + HPV Test) ogni5 anni. Se non è stato fatto in precedenza, si può ancora richiedere il vaccino anti-HPV.

Inoltre, lo specialista, dovrebbe istruire la donna su come eseguire l’autopalpazione del seno e in casi particolari, ad alto rischio, indirizzarla ad un programma di prevenzione personalizzato.

In questa fascia d’età cambiano anche le necessita riguardo alla pianificazione familiare, dalla richiesta di una contraccezione efficace al desiderio di maternità.

E’ raccomandabile una visita preconcezionale con l’obiettivo, non solo, di valutare l’apparato riproduttivo ma anche di verificare lo stato di salute generale della futura mamma, talvolta non a conoscenza di eventuali fattori di rischio in grado di interferire con l’ottimale andamento della gravidanza. Tra gli altri vantaggi, la visita preconcezionale, individua anche l’opportunità di assumere, almeno un mese prima del concepimento, l’acido folico, garantendone così la massima efficacia nella prevenzione dei difetti del tubo neurale (spina bifida, anecefalia ecc).

La donna adulta

Tra i 36 e i 50 anni si introduce la possibilità di nuovi screening: -oncologici per il tumore della mammella mediante esami strumentali quali la mammografia e l’ecografia mammaria; e cardiovascolari con la misurazione della pressione arteriosa annuale e del peso corporeo.

La donna matura

Con il raggiungimento dell’età matura, della menopausa, in Italia raggiunta in media tra i 51 e i 53 anni, lo specialista deve dedicare attenzioni “diverse”.

La menopausa non è una malattia ma un momento fisiologico nel quale lo specialista deve accompagnare la donna nella pianificazione di nuovi percorsi di screening e di prevenzione primaria.Il calo degli estrogeni può provocare la comparsa di alcuni disturbi e sintomi, sia di natura neurovegetativa (vampate, sudorazioni, secchezza vaginale ), sia di natura psicoaffettiva (umore instabile, disturbi della memoria, calo della libido). Le conseguenze più importanti sono l’aumento del rischio cardiovascolare eosteoarticolare.

La prevenzione di questi ‘nuovi’ rischi può essere attuata mediante l’invito ad un corretto stile di vita con una dieta equilibrata e un adeguata attività fisica. I nuovi screening da introdurre sono le visite cardiologiche annuali e la valutazione della densità ossea. Superati i 65 anni, invece le donne che hanno avuto uno screening regolare negli ultimi 10 anni o lesioni precancerose negli ultimi 20 anni dovrebbero interrompere lo screening per il carcinoma della cervice.Riguardo il trattamento dei sintomi è essenziale identificare una terapia appropriata e personalizzata. La terapia ormonale sostitutiva se somministrata correttamente, dopo un accurato esame clinico della paziente, può essere d’aiuto e contemporaneamente proteggere dal rischio cardiovascolare e dall’osteoporosi.

Per molte donne un’appropriata terapia ormonale può aumentare la vita media e migliorare, in modo significativo, la qualità di vita degli anni post-menopausali.

Bibliografia

www.salute.gov.it/portale/donna/calendarioprevenzionedonna

IL TRATTAMENTO LASER (HeLP) IL TRATTAMENTO LASER (HeLP)DELLE EMORROIDI EMORROIDI EMORROIDI

Dott. Alessandro MASTROMARINO

Le emorroidi sono un problema molto frequente tanto che da recenti dati della
Letteratura si stima che il 30-50% della popolazione adulta soffra di questa
patologia.
La malattia emorroidaria è ugualmente frequente negli uomini e nelle donne con
rapporto di 1:1 ma in quest’ultime peggiora durante la gravidanza e il parto.
Più interessata è la fascia di età compresa fra i 40 e i 60 anni.
Le persone affette da emorroidi vanno incontro almeno una volta all’anno ad una
“crisi emorroidaria” vale a dire un quadro clinico caratterizzato da vari sintomi tra
cui i più importanti sono il dolore molto intenso in regione coccigea spesso
accompagnato da sanguinamento, quest’ultimo di solito limitato alla defecazione.
Le cause non sono ancora note ma esistono dei fattori predisponenti tra cui il più
importante è rappresentato dalla stitichezza cronica.
Alla base della formazione delle emorroidi vi è un’alterazione del tessuto
connettivo che va a formare la parete del vaso tanto che spesso i pazienti affetti da
emorroidi soffrono anche di varici degli arti inferiori. A questo si aggiunge anche
un fattore anatomico rappresentato dall’assenza di capillari tra il circolo arterioso
(arteriole emorroidarie) ed il circolo venoso (plesso venoso emorroidario) che
viene quindi direttamente sottoposto alla pressione arteriosa. Questo provoca un
iperafflusso di sangue a livello del plesso venoso che, in pazienti predisposti,
determina la formazione delle emorroidi.
Le emorroidi si classificano in: Emorroidi I grado, quando esse non scendono mai
sotto la linea dentata; Emorroidi II grado , quando scendono sotto la linea
dentata ma risalgono spontaneamente; Emorroidi III grado quando durante
la defecazione scendono sotto la linea dentata o al di fuori della rima anale ma
rientrano con manovre digitali; Emorroidi IV grado quando le emorroidi prolassate
non rientrano nemmeno con le manovre digitali.

Il sintomo più frequente delle emorroidi è rappresentato dal sanguinamento, di
solito concomitante con la defecazione e mai spontaneo, di colore rosso vivo. Esso
è legato al trauma del passaggio delle feci, allo sforzo durante la defecazione e
allo strozzamento della componente interna del prolasso. Altri sintomi sono la
presenza del prolasso del plesso emorroidario, dal dolore, dal prurito, dal
bruciore, senso di peso e dal tenesmo ossia la sensazione di dover evacuare senza
poi una effettiva defecazione. La diagnosi è piuttosto semplice e si effettua con la
visita proctologica e l’anoscopia.
Tra le varie tecniche di trattamento chirurgico delle emorroidi senza dubbio quello
maggiormente meritevole di menzione è il trattament trattamento laser con tecni trattamento laser con tecnica HeLP o laser con tecnica HeLP.
E’ una tecnica nata circa 4 anni fa merito del Dott. Giamundo che ha permesso la
standardizzazione della metodica rendedola allo stesso tempo sicura ed efficace.
L’intervento viene eseguito SENZA l’utilizzo di alcun tipo di anestesia e consiste
nella chiusura, attraverso l’utilizzo di un laser a diodi da 980nm di lunghezza
d’onda, delle arteriole che irrorano direttamente il plesso venoso emorroidario che
va quindi incontro gradualmente ad ostruzione.

L’esatta localizzazione delle arterie da obliterare è resa possibile grazie
all’utilizzo, intraoperatoriamente, di una sonda Doppler dedicata in maniera
specifica a questo tipo di tecnica e che viene fornita in kit sterile monouso insieme
alla fibra laser e all’anoscopio anch’esso specifico per la tecnica HeLP.

Di recente sono stati pubblicati i risultati di questa metodica in uno studio che ha
riguardato i primi 250 pazienti trattati e ha mostrato una risoluzione della
sintomatologia in oltre il 94% dei casi con un follow-up medio di 6 mesi.
I grandi vantaggi che questa innovativa tecnica presenta rispetto a tutti gli altri
trattamenti chirurgici sono:1) eseguibile SENZA ANESTESIA perché è indolore,
2)decorso post-operatorio indolore, 3) assenza di complicanze, 4)eseguibile in
tutti i pazienti, 5) breve durata dell’intervento (circa 15 minuti), 6)eseguibile
ambulatorialmente con dimissione del paziente e ritorno a TUTTE le normali
attività, sportive comprese, dopo circa due ore dall’intervento.
Attualmente i Centri in Italia dove questa tecnica è effettuata in maniera estensiva
sono soltanto 6.