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BLEFAROPLASTICA NON CHIRURGICA

(Dermo Ablation Surgery)

 

 

La Blefaroplastica non chirurgica è un trattamento ambulatoriale, finalizzato al trattamento  delle lassità cutanee delle palpebre superiori e inferiori di grado lieve o moderato. La tecnica si avvale della tecnologia D.A.S. (Dermo Ablation Surgery), denominata anche tecnologia al plasma, agisce per mezzo di radiofrequenza ad onde lunghe, che crea un arco voltaico che permette di vaporizzare le lesioni cutanee in sicurezza, senza causare danni termici.

 


Si esegue con un manipolo dotato di un puntale sterile che, senza entrare a contatto con la cute, ma limitandosi a sfiorarla, genera un arco voltaico in grado di erogare una quantità considerevole di energia termica focalizzata su aree piccolissime di tessuto. Il calore provoca la sublimazione degli strati epidermici superficiali e la contrazione della cute palpebrale. Nel contempo il margine di sicurezza è estremamente elevato poiché gli strati profondi del derma sono preservati.

la blefaroplastica non chirurgica evita, finalmente, l’utilizzo del bisturi. Non necessita di sutura e permette di accorciare la pelle senza incidere e senza modificare il muscolo orbicolare delle palpebre. A differenza dell’intervento tradizionale non asporta l’eccesso di pelle ma si limita ad accorciare la cute palpebrale aumentandone lo spessore e riportando quindi la pelle allo stato precedente l’inestetismo.


Terminata la seduta, vengono applicate sulla parte delle sfere di ghiaccio per ridurre l’eventuale edema. Il paziente non necessita né di medicazioni né di antibiotici e dovrà avere solo l’accortezza di lavare la parte trattata con un detergente delicato, disinfettare con idoneo collirio e di proteggere dai raggi UVA. Le crosticine ed eventuali ecchimosi che si formeranno potranno avere una durata variabile di 5-7 giorni e un post operatorio massimo di 10 giorni.

COME AVVIENE IL TRATTAMENTO

Viene applicata una crema anestetica e fatta agire per circa 20/30 min. Successivamente, dopo aver rimosso l’anestetico, si effettuano con il manipolo, a livello del tessuto palpebrale in eccesso, dei piccoli spot , con conseguente sublimazione di aree puntiformi di pelle, (per sublimazione si intende il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso o aeriforme) ciascuno di questi spot, sublima i corneociti superficiali senza coinvolgere la lamina basale e senza causare sanguinamento e, cosa più importante, senza causare alcun danno necrotico ai tessuti circostanti e sottostanti. Non vengono messi punti di sutura, ne medicazioni o cerotti.
L’effetto di retrazione palpebrale si apprezza immediatamente e il paziente durante la seduta viene invitato ad aprire e chiudere gli occhi in modo da ottimizzare il risultato estetico. Allo stesso modo si può trattare la cute attigua sotto la coda del sopracciglio in modo da aumentare l’apertura dello sguardo. La seduta dura pochi minuti e il paziente può tranquillamente riprendere la sua attività lavorativa.

DOPO IL TRATTAMENTO

Immediatamente dopo il trattamento compariranno delle piccolissime crosticine che cadranno dopo qualche giorno, si può coprire la zona trattata con fondotinta, che ha la doppia funzione di protezione dai raggi UV e di mascherare le crosticine.

A CHI PUÒ ESSERE UTILE IL TRATTAMENTO

Questo tipo di intervento è indicato a persone mature di entrambe i sessi ma anche ai giovani che presentano il problema in forma molto lieve, senza affrontare l’intervento con il bisturi. Inoltre a tutti coloro che hanno lo sguardo spento per un eccesso di cute.

VANTAGGI

– Senza incisioni
– Senza cicatrici
– Senza sanguinamento
– Senza anestesia
– Effetto lifting con miglioramento dello sguardo

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BLEFAROPLASTICA

La blefaroplastica, più comunemente nota come chirurgia estetica delle palpebre, è una procedura chirurgica che consente di correggere difetti quali palpebre superiori cadenti, borse di grasso e occhiaie che rendono lo sguardo affaticato, invecchiando la fisionomia del volto e interferendo talvolta con la vista. La blefaroplastica consiste nella rimozione chirurgica di cute e grasso in eccesso localizzati nelle palpebre superiori e inferiori (blefaroplastica inferiore e blefaroplastica superiore); e nel riposizionamento del sopracciglio cadente.

BLEFAROPLASTICA SUPERIORE

L’intervento per risolvere la palpebra cadente.

Come risaputo, gli occhi sono la componente che dona maggiore comunicazione al viso. Con il passare degli anni la forma delle nostre palpebre tende a cambiare e a trasmettere uno sguardo sempre più stanco e triste.
L’intervento di Blefaroplastica superiore ridona freschezza allo sguardo. In sostanza, è eliminata la pelle in eccesso nella palpebra superiore. Il risultato sarà dato da un ringiovanimento generale del volto e, di conseguenza, l’espressione tornerà ad essere quella di un tempo.

QUANDO È CONSIGLIATA LA BLEFAROPLASTICA SUPERIORE

Possiamo affermare che l’intervento di Blefaroplastica superiore è particolarmente consigliato nei seguenti casi
• palpebre superiori “cadenti”, nel caso in cui la pelle è rilassata e, appoggiandosi alle ciglia, riduce anche la visuale
• orientamento della coda dell’occhio all’ingiù
• sopracciglia molto vicine all’apertura dell’occhio
• difetti congeniti degli occhi, ad esempio palpebra orientale o cadente

COME FUNZIONA L’INTERVENTO ALLA PALPEBRA SUPERIORE?

Questo intervento può essere eseguito in day hospital, sia in anestesia locale che in anestesia generale, e ha una durata di circa 30 minuti. Poco prima viene eseguito un accurato disegno preparatorio che è una guida fondamentale per il chirurgo durante l’operazione alle palpebre.

Per quanto concerne la palpebra superiore è fatta un’incisione lungo la linea della piega naturale della palpebra, dopodiché si procede con l’asportazione della pelle e del grasso in eccesso. Lavorando mediante le incisioni, il chirurgo riesce a correggere anche il rilassamento muscolare. Le incisioni praticate nella Blefaroplastica superiore saranno nascoste nelle pieghe di espressione e nella rima palpebrale e chiuse con suture sottilissime.

L’ intervento di blefaroplastica superiore termina con dei sottilissimi punti che vengono rimossi dopo 5/7giorni dall’intervento e con una cicatrice praticamente invisibile che si localizza nella piega palpebrale superiore.
L’intervento è indolore e dopo una settimana la paziente può tornare a svolgere tutte le attività lavorative e sociali senza particolari segni o esiti.

I risultati di questo intervento durano nel tempo, anche se fattori quali invecchiamento, stile di vita ed ereditarietà possono influenzare l’eventuale ricomparsa del problema.

LA BLEFAROPLASTICA INFERIORE

La blefaroplastica inferiore è un intervento un po’ più complesso della blefaroplastica superiore e anch’esso può essere eseguito in day hospital, in anestesia locale oppure in anestesia generale.
Nella blefaroplastica inferiore viene praticata una incisione nel bordo sotto ciliare della palpebra inferiore che risulta cadente attraverso la quale vengono rimodellate le tre borse di grasso che sono localizzate in questa regione e l’eccesso di cute e di muscolo che possono contribuire a determinare un difetto estetico che necessita di correzione.

In alcuni casi non è indispensabile la rimozione delle borse adipose, ma è sufficiente un riposizionamento e il loro utilizzo può essere necessario per la correzione del cosiddetto solco naso giugale.

Anche l’ intervento di blefaroplastica inferiore comporta l’esito di una piccolissima cicatrice che però è praticamente invisibile, e questo tipo di intervento è assolutamente indolore.
La ripresa della normalità in questo caso è lievemente più lunga e necessitano circa due settimane per ritornare alla consueta attività lavorativa e sociale.

La blefaroplastica superiore e la blefaroplastica inferiore possono ovviamente essere associate fra di loro.

DIETA CHETOGENICA TISANOREICA

I VANTAGGI DI UN METODO CERTIFICATO

  • Usa estratti di erbe per disintossicare e purificare il corpo
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  • Guida medica sempre gratuita

DIETA TISANOREICA®: SEMPLICE DA INIZIARE E DA FARE!

Tisanoreica® è un protocollo per la riduzione del peso che si basa sull’attivazione di una via metabolica definita chetosi.

La dieta Tisanoreica® si differenzia dalla classica dieta chetogenica in quanto mitiga gli effetti della chetosi mediante l’utilizzo delle piante (si definisce infatti dieta fito-chetogenica). Si tratta di una dieta ipoglicidica, normoproteica e ipocalorica che permette di nutrire l’organismo con completezza anche in una fase di parziale squilibro come quella del dimagrimento, avvalendosi, per dispiegare tutta la sua efficacia, anche del potente supporto delle piante officinali.

I prodotti che costituiscono il programma della dieta Tisanoreica® sono vere e proprie specialità alimentari, studiate per rispondere ai requisiti di efficacia nella perdita del peso nel pieno rispetto di una corretta alimentazione. Si tratta di pietanze dal gusto gradevolissimo, ottimo valore aggiunto per chi desidera dimagrire assaporando cibo sano ma anche buono senza alcun senso di frustrazione durante e dopo la dieta.

  • Prodotti della linea Decottopia®
    Gli estratti Decottopirici sono ottenuti con il metodo della Decottopia®, antica tecnica di estrazione che utilizza solamente acqua senza impiegare nè alcool, nè conservanti nè zuccheri ne glutine.
  • Alimenti Tisanoreica® Original
    Le pietanze Tisanoreica, sono gustosi preparati nei quali è presente l’Attivatore Tisanoreica®, un mix di 10 piante con il fine di apportare un significativo aiuto nella fase di dimagrimento.
  • Alimenti della nostra vita quotidiana
    Una dieta che non ti fa rinunciare ai piacere della buona tavola. Questa è Tisanoreica® che integra i prodotti della vita quotidiana ai P.A.T. e ai prodotti della Decottopia®

DURATA DEL PROGRAMMA

La durata del programma Tisanoreica® varia da un minimo di 20 giorni (relativo al protocollo base) fino ad un massimo di 42 giorni (relativo al protocollo urto).
La scelta della durata del programma dipende dalle esigenze del cliente e da quanto peso si necessita di perdere.
Le fasi ideali della dieta sono 4, si inizia depurandosi con i prodotti Decottopia per poi passare alla fase di dieta Intensiva e Stabilizzazione. A seconda di quanti chili si vogliono perdere si possono intraprendere programmi dietetici da 15 giorni, 30 giorni o 45 giorni per una perfetta rimise en forme! La perdita di peso dipende dallo stato iniziale di chi vuole perdere peso e dalla sua capacità di fare la dieta correttamente.

FASE DI DEPURAZIONE

In questa fase avviene una depurazione epatica e linfatica al fine di migliorare e facilitare l’entrata in chetosi durante la fase Intensiva

FASE INTENSIVA

La prima fase della dieta Tisanoreica® prevede la totale eliminazione degli zuccheri, semplici e complessi e dell’alcool. In questa fase vengono assunte generalmente 4 pietanze alimentari Tisanoreica® (i P.A.T.) al giorno, in associazione a verdura, a un secondo piatto proteico e alla Decottopia® funzionale.

FASE DI STABILIZZAZIONE

È la seconda fase della dieta Tisanoreica® e prevede il reinserimento dei carboidrati a basso indice glicemico (pasta, riso e cereali non raffinati). In questa fase, della durata pari a quella della fase Intensiva, le pietanze alimentari Tisanoreica® (P.A.T.) vengono ridotte a 2 al giorno e si continuano ad assumere i Decottopirici funzionali a questa fase.

FASE STYLE

È la terza fase della dieta Tisanoreica®, nella quale deve essere posta attenzione alla quantità, ma sopratutto alla qualità delle calorie da assumere. Per fare questo sono stati ideati i menù Tisanoreica® Style, consigli alimentari basati sul fabbisogno energetico e sulle caratteristiche individuali. Sono finalizzati al mantenimento del peso e al miglioramento dell’alimentazione. Prevedono integrazioni facoltative con Decottopirici e P.A.T.

IRSUTISMO

GENERALITÀ

L’irsutismo è una condizione caratterizzata dalla presenza anomala, nella donna, di peli duri e grossolani, estesi in sedi tipiche del maschio (labbro superiore, mento, addome, schiena, intorno all’areola del capezzolo, petto centrale).

Nelle donne affette da irsutismo si ha, inoltre, disposizione a losanga dei peli pubici.

IRSUTISMO E IPERTRICOSI

Quali sono le differenze fra Irsutismo e Ipertricosi?

Anche se molti non operano tale distinzione, ipertricosi ed irsutismo sono termini con diverso significato. Mentre l’ipertricosi esprime l’aumento dei peli in zone in cui essi sono normalmente presenti; l’irsutismo indica, non tanto un incremento della pelosità della donna, quanto una distribuzione ed un aspetto della peluria tipicamente maschili. Possono quindi comparire peli al volto, al torace o al dorso delle mani e dei piedi.
Riassumendo, mentre l’ipertricosi è un problema prettamente quantitativo, l’irsutismo, regionale o diffuso, ha un significato di alterazione della quantità e soprattutto della qualità pilifera.
A questo punto occorre un’ulteriore precisazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che – mentre nell’ipertricosi l’abnorme sviluppo pilifero è sostenuto da fattori locali – l’irsutismo è più spesso legato a disturbi endocrini di carattere generale.
Una paziente che lamenta un incremento della peluria nelle zone tipicamente femminili, andrebbe pertanto rassicurata sull’origine “benigna” del disturbo.
In caso d’irsutismo è invece consigliata l’esecuzione di un approfondito dosaggio ormonale, al fine di escludere la presenza di gravi patologie, tanto più probabili quanto l’insorgenza del disturbo è rapida e tumultuosa.
In caso di assunzione prolungata di forti androgeni o iperproduzione fisiologica di testosterone, l’irsutismo si accompagna spesso a defeminilizzazione (amenorrea, oligomenorrea, ipotrofia mammaria ecc.) e virilismo (ipertrofia clitoridea, stempiamento ed abbassamento del tono della voce). La presenza di uno o più di questi sintomi suggerisce la necessità di ulteriori indagini diagnostiche, al contrario l’assenza di complicanze depone per la benignità della patologia.

IRSUTISMO E TESTOSTERONE

Qual è il ruolo del testosterone nella comparsa dell’irsutismo?

La relazione esistente tra androgeni e problemi come cuti seborroiche, acneiche e lo stesso irsutismo, è abbastanza nota. Spesso, però, non viene attribuita la giusta importanza alla quantità dei metaboliti del testosterone (diidrotestosterone e androstenediolo glucuronide), formati in seno al bulbo pilifero ad opera di enzimi particolari come la 5-alfa reduttasi I e II.
Mentre esistono molti casi di irsutismo caratterizzati da livelli fisiologici di testosterone, la concentrazione del sopraccitato enzima nelle zone in cui il problema è più evidente, può essere dalle cinque alle venti volte superiore rispetto ai valori riscontrabili altrove.
Spesso l’irsutismo è causato o aggravato anche da altri fattori predisponenti, come bassi livelli di SHBG (le proteine che trasportano il testosterone in circolo, inattivandolo), calo degli estrogeni o aumento del numero dei recettori per gli androgeni.

 

Lo sviluppo dell’apparato pilifero è condizionato da fattori genetici ed ormonali. Anche se questo dato potrebbe sorprendere, il numero delle unità pilo-sebacee nelle varie regioni cutanee è uguale nei due sessi. Il maggior sviluppo dei peli nel maschio è legato alla secrezione di ormoni androgeni, che risulta nettamente superiore rispetto a quella femminile.

 

DIAGNOSI

Prima di ricorrere agli esami di laboratorio, l’iniziale diagnosi di irsutismo è spesso basata su semplici criteri semi-oggettivi. Ferriman e Gallwey hanno messo a punto una pratica tabella per una rapida ed indicativa diagnosi del disturbo. In base alla qualità ed alla densità dei peli nelle varie zone corporee, viene attribuito un punteggio che va da 1 (disturbo poco evidente) a 4 (marcato). Per poter parlare di irsutismo il punteggio derivante dalla somma dei singoli valori, dev’essere superiore ad otto.

CAUSE

In relazione alla causa di origine, l’irsutismo si può differenziare in:

  • OVARICO(95% dei casi: ovaio policistico, forme tumorali).
  • SURRENALICO(3% dei casi: iperfunzione, iperplasia, forme tumorali)
    iatrogeno (1-2% dei casi: glucocorticoidi, steroidi anabolizzanti/androgeni).
  • IDIOPATICO(insorge senza alcuna causa apparente).

L’irsutismo può essere legato a malattie endocrine a carico dei surreni che, nella donna, sono i principali produttori di testosterone. Anche alcuni tipi di tumori, come quelli a carico dell’ovaio e dello stesso surrene, possono essere responsabili del problema.
Talvolta l’irsutismo non si associa a patologie evidenziabili o a determinanti fattori predisponenti; si parla, in questi casi, di irsutismo idiopatico. Negli ultimi anni la sua incidenza ha subìto una costante riduzione, proporzionale alle nuove acquisizioni scientifiche in ambito endocrinologico. La scoperta di nuove metodologie diagnostiche ha, infatti, permesso di imputare l’origine di molte forme idiopatiche a precisi fattori ormonali.
Mentre l’irsutismo surrenalico o da disfunzione ovarica insorge a causa di un’eccessiva secrezione di testosterone, nelle forme idiopatiche è più probabile che all’origine del disturbo vi sia un’abnorme sensibilità cellulare agli androgeni.
L’irsutismo può avere anche un’origine iatrogena, legata, cioè, all’assunzione di alcuni farmaci (ormoni androgeni, corticosteroidi e steroidi anabolizzanti).

 

CURA E TRATTAMENTO

Se l’irsutismo si accompagna a segni di virilizzazione ed il trattamento farmacologico è inefficace o sconsigliato, si ricorre alla rimozione chirurgica dell’organo iperproduttore. Al contrario in caso di irsutismo idiopatico, dopo aver attentamente valutato il quadro ormonale della paziente, si procederà con la somministrazione di farmaci idonei, attivi a vari livelli (vedi: Vaniqa). Alcuni di essi riducono la sintesi di testosterone e/o aumentano quella estrogenica, altri ne inibiscono la conversione in diidrotestosterone (DHT) ed altri ancora ostacolano il legame del DHT con i recettori endocellulari.

MACCHIE RUVIDE E IN RILIEVO SULLA PELLE: LA CHERATOSI ATTINICA

Si tratta di un disturbo causato dall’esposizione solare “accumulata” nel corso degli anni. Bisogna rivolgersi subito a un dermatologo perché 1 lesione su 10 può evolvere in un tumore della pelle

Dietro a una macchia in rilievo, un po’ grinzosa e ruvida al tatto, può nascondersi la cheratosi attinica. Si tratta di una patologia cutanea benigna che però, nel 10% dei casi, può evolvere in una forma di tumore, cioè il carcinoma squamocellulare.

QUALI SONO LE CAUSE?

Stando alle ultime stime in Italia interessa il 20% delle persone tra i 50 e i 60 anni e il 40% degli over 70. Questa malattia è causata dall’effetto cumulativo dell’esposizione solare nel corso degli anni. «I raggi ultravioletti, infatti, penetrano nella pelle e raggiungono anche gli strati più profondi dell’epidermide, provocando un danno al DNA cellulare. In seguito a questo danno si ha un’alterazione dei meccanismi che regolano la proliferazione dei cheratinociti, ossia delle cellule più abbondanti dell’epidermide. Questa proliferazione incontrollata forma anche un accumulo superficiale, visibile e tangibile, che caratterizza proprio la cheratosi attinica».

CHERATOSI ATTINICA: I SOGGETTI PIÙ COLPITI 

Poiché è indotto da una fotoesposizione cronica, questo disturbo cutaneo interessa soprattutto la popolazione anziana. Questo anche se a causa di imprudenze condotte in età pediatrica e adolescenziale. Si iniziano a riscontrare casi anche negli under 50 e nei giovani di 20-30 anni. Compare principalmente sulle zone del corpo che sono più frequentemente sottoposte alla luce del sole, come il viso, le orecchie, il cuoio capelluto, il dorso delle mani e gli avambracci. «La cheratosi attinica può colpire chiunque, certo, ma è sicuramente più comune negli individui con fototipo 1-2. Sono persone con pelle molto chiara, che si abbronza poco e si “scotta” subito, capelli biondi o rossi e occhi azzurri o verdi». «Inoltre, gli individui più a rischio sono anche quelli che

  • hanno sempre trascurato di proteggere la pelle con un filtro solare adeguato, godendosi comunque svariate tintarelle,
  • coloro che svolgono la propria attività sotto al sole, come i contadini, i pescatori, i manovali,
  • chi pratica molto sport all’aperto,
  • chi trascorre molte ore alla guida con il finestrino abbassato,
  • quelli che amano fare lunghi viaggi nei luoghi particolarmente assolati come i Tropici».

PAROLA D’ORDINE: PREVENZIONE

Il modo migliore per prevenire la cheratosi, dunque, è quello di proteggersi adeguatamente dal sole. Ciò deve essere fatto già a partire dall’età pediatrica. Questa patologia non è espressione della fotoesposizione degli ultimi due-tre anni ma del danno cumulativo di un’intera vita. I bambini di età inferiore ai sei mesi non dovrebbero mai essere esposti ai raggi diretti del sole. In generale fino ai primi anni di vita bisognerebbe prestare massima attenzione, utilizzando fattori di protezione superiori a 50, cappellini, occhiali da sole e magliette a maniche lunghe ed evitando di uscire di casa nelle ore più calde e assolate della giornata, cioè tra le 11 e le 16.

GRANDE ATTENZIONE ANCHE PER GLI ADULTI

Anche gli adulti devono osservare precise regole di prevenzione, come l’impiego di filtri solari adatti al proprio fototipo, che siano in grado di proteggere contro entrambi i raggi ultravioletti, UVA e UVB. Le creme solari, tuttavia, vengono diluite dal sudore e dalle immersioni in acqua. È quindi necessario ripetere l’applicazione ogni due ore e dopo ogni bagno in mare o in piscina. Il consiglio generale è quello di esporsi al sole con gradualità, per dare al corpo il tempo di produrre la quantità necessaria di melanina, la sostanza che protegge “dall’interno” la pelle dai raggi. Infine, meglio lasciar perdere le lampade artificiali. A lungo andare possono causare gli stessi danni cutanei del sole.  Evitare di spruzzare profumi o deodoranti sulla cute poco prima della tintarella perché le sostanze in essi contenuti sensibilizzano la cute, rendendola più soggetta alle scottature.

CHERATOSI ATTINICA: COME SI PRESENTANO LE MACCHIE

Nella fase iniziale, le macchie della cheratosi attinica possono non essere facilmente riconoscibili. Spesso, infatti, le lesioni sono così piccole che l’occhio non è ancora in grado di scorgerle. In questi casi ci si accorge di avere un ispessimento della pelle solo perché ci si passa sopra le dita del tutto casualmente, magari mentre ci si lava, ci si fa uno shampoo o ci si spalma una crema. Nella fattispecie si ha come l’impressione di toccare una superficie circoscritta ruvida e increspata.

MALATTIA A LENTA PROGRESSIONE

La malattia ha uno sviluppo molto lento, quindi è possibile che per alcuni anni le macchie rimangano quasi del tutto invariate. «Quando invece diventano evidenti si manifestano sotto forma di placchette squamo-crostose dure, in genere con una tendenza all’arrossamento e sempre poste in rilievo rispetto alla cute circostante. Queste lesioni, che possono comparire singolarmente o essere multiple, nella maggior parte dei casi sono asintomatiche. Talvolta però possono essere accompagnate anche da pruritobrucioredolore o sanguinamento».

LA CHERATOSI ATTINICA PUÒ EVOLVERE IN TUMORE?

Il problema fondamentale non è tanto la lesione stessa, che può essere sì antiestetica ma altrettanto facile da eliminare, quanto piuttosto la possibilità che assuma una natura maligna. «Ciò non avviene invariabilmente, ma solo nel 10% dei casi». «Il fatto è che non si può sapere a priori quale placchetta evolverà in un tumore squamocellulare, che è il secondo cancro cutaneo più diffuso al mondo. Quindi tutte le cheratosi attiniche che si riscontrano devono essere oggetto di attenzione e di trattamento». Per questo motivo è importantissimo rivolgersi al dermatologo non appena ci si accorge di una lesione cutanea sospetta e dall’origine non nota. Con un’attenta valutazione clinica, infatti, lo specialista è in grado di riconoscere questa malattia, distinguerla da altre patologie della pelle e impostare la terapia più consona.

CURARE LE FORME INIZIALI

La ricerca si è interessata molto a questa patologia per lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche. Attualmente abbiamo a disposizione numerose possibilità di trattamento. Nelle forme iniziali di cheratosi, cioè quando le lesioni sono di piccole dimensioni e di spessore ridotto, lo specialista opta per prodotti topici da applicare localmente.

CHERATOSI ATTINICA: CURARE LE FORME AVANZATE

Se questi presidi non dovessero dare l’esito sperato o la cheratosi attinica fosse già in uno stadio piuttosto avanzato, è necessario ricorrere a trattamenti ambulatoriali che consentono di distruggere in toto la lesione. Sicuramente la tecnica più innovativa è costituita dalla terapia fotodinamica. Consiste nell’applicazione di un farmaco in crema fotosensibilizzante, l’acido 5-aminolevulinico, sulla zona affetta dal disturbo. Dopo aver atteso che il prodotto penetri nella cheratosi, il paziente viene esposto a una luce intensa di una lampada che è in grado di attivare il medicinale presente nella pomata e distruggere selettivamente le cellule anomale. Per rimuovere interamente una o più placche crostose è possibile che siano necessarie due o tre sedute».

LASERTERAPIA

Tra i vari trattamenti, nel Pulsinelli Medical Center la laserterapia risulta essere il metodo più valido, veloce e dai risultati migliori. Il laser non lascia cicatrici o segni visibili sulla pelle: un raggio colpisce l’area di interesse, eliminando soltanto le cellule con le papule.

L’impiego di particolari fasci di luce (laser ad anidride carbonica, laser alessandrite o laser Erbium:YAG), provoca una vaporizzazione delle cellule in eccesso ed elimina le conseguenti placche. Anche dopo questa procedura, eseguita a volte in più sedute, sulla zona interessata si forma una piccola crosticina arrossata che, nei giorni successivi, cade da sola e viene sostituita con pelle rinnovata.

IL CURETTAGE CHIRURGICO

Infine si può optare per il curettage chirurgico. Dopo aver praticato l’anestesia locale, lo specialista procede con la rimozione meccanica della cheratosi, servendosi di uno strumento simile a un cucchiaino, ma con il bordo tagliente. In questo modo il medico ha anche la possibilità di far analizzare istologicamente la lesione per chiarirne le caratteristiche e valutare la presenza o meno di un carcinoma.

MALATTIE VENEREE

Negli ultimi anni, si è assistito a una crescita esponenziale di malattie veneree, soprattutto fra i giovani under 25. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) parlano chiaro, evidenziando che un adolescente su venti ogni anno contrae una di queste malattie. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, invece, nel nostro Paese sono oltre 100mila le richieste annuali di visite per le MST, ma non si hanno tuttavia dati perfettamente puntuali sul numero esatto di persone interessate.

  • Malattie veneree cosa sono?
  • Malattie sessualmente trasmissibili: un grave pericolo per la salute?
    • Candida
    • Clamidia
    • Condilomi
    • Epatiti
    • Gonorrea
    • Herpes genitale
    • HIV
    • Sifilide
    • Tricomoniasi

Malattie veneree cosa sono?

Più conosciute come malattie sessualmente trasmissibili, le malattie veneree sono quelle patologie che si trasmettono per contagio diretto durante l’attività sessuale, inclusi i rapporti orali e anali.

Malattie sessualmente trasmissibili: un grave pericolo per la salute?

Le malattie veneree rappresentino un grave problema di salute pubblica, anche per le conseguenze che possono derivarne, tra cui infertilità, neoplasie e pericolose patologie croniche. Fortunatamente, la maggior parte delle MST possono essere curate, se individuate precocemente. È perciò fondamentale conoscerle, identificarne i sintomi e rivolgersi subito a uno specialista venereologo.

LA CANDIDA

La candida è un’infezione molto comune negli adolescenti che colpisce soprattutto il sesso femminile, poiché è provocata dal fungo Candida Albicans, abitualmente presente nella vagina. La candidia si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali, ma possono esserci altri fattori scatenanti, che permettono al fungo di proliferare provocando l’infiammazione e il fastidio.

Candida: le cause più comuni

Essendo una MST, prima tra tutte le cause, c’è un rapporto sessuale. Lo stesso partner può essere inconsapevolmente portatore di candidosi genitale e trasmetterla all’altro individuo, durante la fase virulenta del fungo. Tra le altre cause che concorrono allo sviluppo della candida ci sono:

  • Terapia antibiotiche
  • Diabete
  • Indumenti troppo stretti e attillati che non permettono alla cute e alle mucose di traspirare, favorendo lo sviluppo di un ambiente caldo-umido, favorevole alla proliferazione di funghi e batteri.

Candidosi: i sintomi

Si manifesta con un arrossamento della mucosa vaginale e la produzione di secrezioni o perdite biancastre, a volte anche consistenti. Il tutto è accompagnato da prurito, bruciore, difficoltà e bruciore durante la minzione.

Candida: le cure più efficaci

Ai primi sintomi riconducibili alla candida è importante rivolgersi al dermatologo o medico, per individuare la terapia più efficace. Quando l’infezione si presenta in forma lieve, è possibile attenuare il prurito con una lavanda in acqua tiepida e bicarbonato. È poi possibile affiancare, creme antimicotiche che aiutano a risolvere il problema in breve tempo. Nei casi più gravi possono essere consigliati trattamenti con antibiotici per bocca.

CLAMIDIA

La Clamidia è un’infezione causata dalla Chlamydia trachomatis, un batterio che, nella donna, infetta la cervice, mentre nell’uomo l’uretra. La principale via di trasmissione è rappresentata dai rapporti sessuali, attraverso il contatto con le secrezioni delle mucose genitali o con lo sperma della persona infetta. Può essere inoltre trasmessa al bambino dalla mamma al momento del parto.

I sintomi della Clamidia in uomini e donne

Questa malattia venerea può rimanere latente e asintomatica durante il primo periodo di incubazione. Questo favorisce lo sviluppo indisturbato dell’infezione che può manifesta i primi sintomi della clamidia dopo settimane o mesi. Nelle donne sviluppa i seguenti sintomi:

  • dolore nel basso ventre
  • prurito e bruciore
  • perdite vaginali bianco-giallastre
  • bruciore in fase di minzione

negli uomini invece comprende i seguenti sintomi:

  • dolore e gonfiore ai testicoli.
  • Arrossamento del glande
  • Perdite dall’estremità del pene
  • Bruciore durante il passaggio delle urine.

Clamidia: diagnosi e cura

Può essere individuata attraverso un campione di urine o in alternativa vengono prelevati dei campioni dalla cervice della donna e dall’uretra dell’uomo, per essere analizzati al microscopio. La cura per la clamidia consiste in una terapia antibiotica per bocca.

Clamidia: una malattia venerea da non sottovalutare

La clamidia è un’infezione che può avere complicanze se non curata immediatamente. Nel caso delle donne può danneggiare le tube, portando a percentuali più alte di sviluppare infertilità. Negli uomini invece determina l’epididimite, un’infiammazione che colpisce la zona retrostante i testicoli, che determina dolore e gonfiore e a lungo andare sterilità.

CONDILOMI

I condilomi sono delle escrescenze rosee carnose che compaiono sulle mucose dei genitali, su quelle dell’ano, e più raramente sulle mucose orali, ossia in bocca. Sono molto contagiosi e sono provocati dal Papilloma Virus umano (HPV).

Condilomi come riconoscerli: i sintomi

Il virus contagia le pareti delle mucose genitali, favorendo escrescenze che solitamente sono indolori. In alcuni casi, possono però manifestarsi con bruciore, prurito e perdita di sangue. Se non trattati, i condilomi persistono e tendono a diffondersi rapidamente, aumentando di dimensioni. Esistono numerosi ceppi di Papilloma Virus: alcuni di essi, se non adeguatamente trattati, sono correlati al rischio di sviluppare tumori.

Le cure più efficaci per eliminare i condilomi

Non appena si sviluppano sintomi riconducibili ai condilomi è importante recarsi dal dermatologo. Le terapie suggerite per eliminare efficacemente i condilomi sono essere laser e diatermocoagulazione con radiofrequenza. Le sedute sono indolori e veloci, grazie all’applicazione di pomate anestetiche.

 

EPATITI

Alcune malattie veneree possono intaccare la salute del fegato incentivando la formazione di patologie come l’epatite B e l’epatite C.

L’epatite B

È scatenata dall’Hepatitis B Virus (HBV). Le principali vie di trasmissione sono sangue, sperma e liquidi vaginali. I sintomi caratteristici dell’epatite B possono esordire in modo più o meno grave e includono: affaticamento; perdita di appetito; nausea; febbre; dolori muscolari in corrispondenza del fegato; urine scure; feci chiare; ittero, ossia colorazione giallastra della pelle e degli occhi.

L’epatite C

L’Epatite C è causata dall’Hepatitis C Virus (HCV). Si trasmette principalmente attraverso contatto con il sangue, lo sperma e le secrezioni vaginali di individui infetti. L’Epatite C è spesso asintomatica, soprattutto negli stadi iniziali della malattia. Quando presentano i sintomi dell’Epatite C, risultano piuttosto vaghi, limitandosi a senso di nausea; mancanza di appetito; affaticamento fisico; intolleranza ad alimenti grassi e alcoli; e lievi dolori nell’area del fegato. Se non curata, l’Epatite C può cronicizzarsi, minando progressivamente la salute del fegato. Nelle fasi più avanzate, si riscontrano sintomi importanti come nausea, vomito, dolore addominale, febbre e prurito in varie parti del corpo.

Epatite B e C: cosa fare?

In questo caso è necessario monitorare la situazione con visite presso specialisti e strutture ospedaliere. Alcuni pazienti riescono a convivere con questa patologia per anni, osservando buone abitudini e trattamenti attraversi farmaci antivirali. In alcuni casi può essere consigliato anche il trapianto di fegato, se la salute generale del paziente non è compromessa.

GONORREA

La gonorrea è una malattia trasmissibile provocata da un batterio, la Neisseria gonorrhoeae, che si insedia nell’apparato genitale, provocando un’infiammazione dell’uretra nell’uomo, e della cervice e della vagina nella donna.

Gonorrea: sintomi uomini e donne

Nei pazienti uomini, come sintomi della gonorrea, si possono riscontrare difficoltà nell’emissione dell’urina e fuoriuscita di un liquido verdastro maleodorante. Nelle donne, invece, si possono verificare: perdite giallastre; bruciore vaginale; minzione frequente; prurito; gonfiore delle zone genitali.

Gonorrea: cura e diagnosi

I primi sintomi possono verificarsi entro le 12 ore dal contagio o anche dopo circa 10 giorni. Per la diagnosi corretta si preleva del muco dalla cervice e dall’uretra, con successivo esame al microscopio per evidenziare l’aggressività del batterio. La miglior cura per la gonorrea risulta essere un ciclo di antibiotici per bocca per circa 6-8 giorni.

Gonorrea: più a rischio sono gli uomini

La gonorrea può avere gravi effetti collaterali per la salute dell’uomo, generando sterilità se non viene identificata e trattata immediatamente. Mentre per le donne, la possibilità di sviluppare danni collaterali, accade solo nel caso in cui il batterio riesca a risalire fino alle ovaie.

HERPES GENITALE

Causato principalmente dal virus Herpes simplex di tipo 2 (HSV-2), l’Herpes genitale è molto contagioso e si manifesta con vescicole a grappolo che interessano le mucose genitali. Ulteriori sintomi dell’infezione da herpes genitale sono: arrossamento; prurito; bruciore.

Come individuare l’herpes genitale: i sintomi

Prima della comparsa di queste piccole bollicine è facile riscontrare sensazione di prurito e gonfiore localizzata nella parte destra o sinistra. Peculiarità di questo virus è di svilupparsi solitamente sempre nello stesso punto quando attacca le mucose genitali.

Herpes genitale: qual è la cura più efficace

L’Herpes genitalis è un virus che, anche in seguito a trattamento, rimane latente e può quindi ripresentarsi nei momenti in cui le difese immunitarie dell’organismo risultano più deboli, per esempio nei periodi di stress, di debilitazione o quando è in corso una semplice influenza. Quando compaiono i primi segnali di recidiva, la precocità dell’intervento è fondamentale per frenare e migliorare la sintomatologia dell’infezione. I rimedi più efficaci contro l’herpes genitale sono pomate e creme antivirali e nei casi più evidenti la somministrazione di farmaci antivirali per bocca.

HIV

L’HIV, acronimo di “Human  Immunodeficiency Virus” ossia “Virus dell’immunodeficienza umana”, è un virus che aggredisce il sistema immunitario umano. L’infezione da HIV è inguaribile e si trasmette attraverso lo scambio di fluidi corporei infetti, nello specifico: sangue; liquido seminale; secrezioni vaginali; e latte materno. La saliva non è, invece, inclusa: perciò, è una falsa credenza che il contagio possa avvenire tramite il bacio.

Sieropositivo al virus dell’HIV

Quando presenti, i sintomi caratteristici dell’HIV sono: febbre; ingrossamento dei linfonodi; faringite; rash cutanei, dolore muscolare; piccole piaghe in bocca. L’HIV rappresenta il retrovirus dell’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita), ossia il suo agente responsabile. Nei pazienti affetti da Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, il sistema immunitario non è capace di difendere l’organismo dalle malattie, e il processo degenerativo prosegue fino alla morte del malato, a causa delle cosiddette “infezioni opportunistiche”.

AIDS e HIV: le differenze

È fondamentale chiarire che HIV e AIDS non sono la stessa cosa, ma presentano delle differenze. Le persone che contraggono il virus dell’HIV, normalmente definiti “sieropositivi”, non sono malati di AIDS, anche se sono destinati a diventarlo in assenza di cure adeguate. Con una diagnosi tempestiva e una terapia seguita con attenzione, un individuo sieropositivo può quindi avere una speranza di vita indefinita, pur restando sempre portatore del virus. Solo quando il livello dell’infezione raggiunge una determinata soglia, la persona è considerata malata di AIDS.

HIV: la prevenzione

Per anni associazioni e organizzazioni sanitarie si sono battute per istruire ed educare giovani e adulti a intrattenere rapporti più sicuri e protetti. Nel, caso in cui il paziente sospetti di essere sieropositivo è necessario chiedere il consulto di strutture specializzate, per garantire non solo la salute propria, ma anche del partner. Inoltre, annualmente sono consigliati esami di controllo per verificare la salute dell’intero apparato genitale femminile e maschile.

SIFILIDE

La Sifilide è una malattia infettiva provocata dal Treponema pallidum, batterio che viene trasmesso tramite rapporti sessuali ma può anche essere passato dalla madre al feto, nel corso della gravidanza. Si tratta di una delle malattie a trasmissione sessuale più subdole perché, dopo i primi sintomi, rimane silente per poi ripresentarsi. Nel suo decorso, la sifilide segue uno schema tipico, evolvendo attraverso tre stadi.

Primo stadio

Segnale caratteristico dell’infezione è la comparsa nelle parti intime dei cosiddetti “sifilomi”, piccoli noduli duri e non dolorosi, che presentano un’ulcera piena di pus. Nelle zone in prossimità della lesione, si verifica anche un aumento di volume dei linfonodi. Come sintomi della sifilide al primo stadio, possono essere presenti mal di testa, febbre e indolenzimento delle ossa. L’ulcera scompare in poche settimane, in seguito alle quali il paziente sembra guarito, ma solo in apparenza. I sintomi possono riapparire dopo circa 3-4 settimane dal contagio.

Secondo stadio

Dopo un paio di mesi dalla scomparsa dei sifilomi, la sifilide si ripresenta con macchie color rosa salmone che si manifestano su tutto il corpo, interessando soprattutto torace, addome, braccia e glutei. Sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi possono anche comparire bolle non pruriginose che, rompendosi, lasciano la pelle desquamata. Le chiazze rimangono visibili per quindici giorni circa e indicano che la malattia si è diffusa. Le lesioni scompaiono poi da sole, anche se il malato non si è sottoposto ad alcuna cura. Superata questa seconda fase, l’infezione entra in uno stadio latente, durante il quale la sifilide al secondo stadio, può persistere senza sintomi, manifestandosi poi anche a distanza di molti anni. In questo caso i sintomi possono rimanere per circa 1-2 mesi dal primo contagio.

Terzo stadio

È la fase peggiore della malattia. I sintomi della sifilide al terzo stadio, possono colpire qualsiasi parte del corpo, anche se le zone più interessate sono generalmente il viso, l’area superiore del torace, le gambe e il cuoio capelluto. Altri organi colpiti sono il cuore e il sistema nervoso, con alterazioni della vista e della coordinazione dei movimenti che possono evolvere in una paralisi nelle ultime fasi della patologia.

Sifilide: cura e diagnosi

Sono richiesti determinati esami del sangue per comprendere lo stadio di questa malattia venerea. La miglior cura in caso di sifilide è la penicillina in dosaggi e tempistiche che dipendono dalla gravità della malattia. I rapporti sessuali sono da evitare fino alla completa guarigione.

 

 

 

TRICOMONIASI

L’infezione è causata da un microrganismo chiamato Thricomonas e si trasmette prevalentemente tramite rapporti sessuali vaginali o mediante il semplice contatto con la vulva di una partner infetta. Seppur con minore frequenza rispetto alla via sessuale, ci si può anche contagiare attraverso il contatto con biancheria intima infetta o nei bagni pubblici.

I Sintomi della Tricomoniasi

I sintomi dell’infezione della tricomoniasi includono: irritazione; bruciore diffuso a tutta la zona intima, che peggiora quando si urina o durante i rapporti sessuali; perdite giallastre o verdastre dall’odore intenso.

Cura e Diagnosi della Tricomoniasi

Per individuare la tricomoniasi si effettua un esame di laboratorio, prelevando con un tampone, un campione di perdite ed analizzandolo successivamente al microscopio. L’esperto consiglierà nella maggior parte dei casi, una cura con metronidazolo per attenuare la tricomoniasi che può comprendere un periodo di 6 o 8 giorni.

OSTEOPATIA

Traumi, patologie e/o abitudini di vita scorrette rappresentano fattori esterni che possono alterare l’equilibrio del nostro corpo, determinando disfunzioni sintomatiche che possono poi sfociare in dolori di vario genere interessando il sistema nervoso, osteo articolare, respiratorio e circolatorio e gastroenterico. Si tratta di disturbi che spesso impediscono alla persona di poter condurre una vita serena e per i quali anche le terapie farmacologiche risultano inefficaci nel tempo.

In questi casi entra in campo l’Osteopatia, medicina assistenziale e preventiva capace di valutare, diagnosticare e trattare diverse patologie. Pulsinelli Medical Center ha attivato un nuovo Ambulatorio di Osteopatia che va ad integrare i servizi di Fisioterapia già esistenti all’interno del Dipartimento dedicato al Recupero funzionale, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di quei pazienti che necessitano di tornare ad un buono stato di salute e recuperare benessere psichico e fisico. Il trattamento osteopatico è adatto a persone di tutte le età.

Attraverso terapie manuali eseguite sul paziente in modo delicato e non invasivo, l’Osteopatia ha un alto valore terapeutico per patologie di tipo muscolo-scheletrico come lombalgie, dorsalgie e discopatie, ernie discali e dolori vertebrali, per patologie neurologiche quali cefalee, stanchezza cronica e disturbi del sonno e in ambito ginecologico per dolori mestruali e sindrome post-partum. I trattamenti osteopatici sono indicati inoltre per trattare disturbi gastrointestinali come ernia iatale, sindrome del colon irritabile e stitichezza.

A differenza della medicina tradizionale che mira ad eliminare il sintomo, l’osteopatia lo considera come un campanello d’allarme, ed è orientata all’individuazione della causa alla base del sintomo stesso, ossia la patologia. Il trattamento manipolativo osteopatico presenta diversi vantaggi, grazie al proprio peculiare approccio individuale e olistico, che guarda a tutto il corpo e non solo alle zone doloranti, poiché le cause del dolore possono anche risiedere altrove, inclusi fattori esterni biopsicosociali.

L’osteopata ricerca le cause dell’aumento della stimolazione nocicettiva cranica responsabili del dolore e quindi mira ad allentare le tensioni e a ripristinare l’equilibrio corporeo. L’osteopatia noltre non comporta gli eventuali effetti collaterali dei farmaci, non prevedendone l’utilizzo.

Per informazioni e prenotazioni sull’Ambulatorio di Osteopatia chiama 0773611219

GINECOMASTIA

La ginecomastia è una patologia che si manifesta negli uomini con uno sviluppo insolito ed eccessivo della ghiandola mammaria che, spesso associato anche alla presenza di tessuto adiposo, determina la comparsa di un seno di tipo femminile.

UN PROBLEMA NON SOLO ESTETICO

Per le caratteristiche con cui si manifesta, determina particolari risvolti a livello psicologico. Sia che si tratti di un soggetto di giovane età che di un adulto, infatti, l’aumento del seno maschile provoca parecchio disagio, in quanto conferisce al fisico una connotazione che ricorda una caratteristica prettamente femminile.

Il petto è da sempre considerato sinonimo di virilità e gli uomini hanno particolare cura di questa zona del corpo, tanto da arrivare al consumo di anabolizzanti per ottenere un aumento significativo.

Chi soffre di ginecomastia cerca di camuffare il problema con l’abbigliamento, arrivando addirittura ad indossare la maglietta in spiaggia. Per i soggetti giovani, l’aumento del seno può essere motivo di scherno da parte dei coetanei, sensazione di esclusione e d’inadeguatezza. In questo caso, i genitori giocano un ruolo fondamentale nell’aiutare il bambino a prevenire o curare il motivo di tale disagio.

L’intervento di ginecomastia riduce la grandezza del “seno maschile” e riporta il petto a un aspetto virile e mascolino.

 I benefici sono molteplici:

miglioramento della figura;

riacquisizione della sicurezza in sé;

ripristino di una vita sociale piena e soddisfacente.

CAUSE DELLA GINECOMASTIA

Le cause che portano all’aumento del seno nell’uomo possono essere molteplici e si manifestano generalmente o nella fase puberale o dopo i 30 anni.

Accumulo di grasso localizzato; eredità; disturbi ormonali; obesità; assunzione di particolari farmaci; terapie a base di estrogeni o progestinici, sono tra i principali fattori che favoriscono l’aumento anomalo del volume del petto maschile.

L’alimentazione e l’attività fisica giocano un ruolo fondamentale per la ginecomastia: il consumo eccesivo di cibi confezionati, fast food e bevande ricche di zuccheri (fonte di attrazione di grandi e piccini), abbinato ad una scarsa o assente attività fisica, possono determinare l’insorgere di questo problema sia in età puberale che adulta.

LA DIAGNOSI

La diagnosi è una visita specifica per stabilire il tipo di ginecomastia di cui soffre il soggetto e proporre eventuali soluzioni.

La prassi prevede la palpazione del seno, che consente allo Specialista di valutare se si tratta di grasso in eccesso o di ipertrofia della ghiandola mammaria.

Al fine di prendere una corretta decisione sul trattamento da effettuare, prima di proporre la soluzione chirurgica, potrebbe essere richiesta un’ecografia del petto.

 

QUANDO EFFETTUARE UNA GINECOMASTIA

L’intervento può essere effettuato a qualsiasi età, anche se è preferibile attendere la conclusione della fase puberale, periodo in cui, anche nell’uomo, avviene un aumento fisiologico e naturale delle dimensioni e della consistenza della ghiandola mammaria. Inoltre, nel caso sia presente un forte sovrappeso, è consigliabile posticipare la ginecomastia ed eseguirla soltanto dopo che, tramite una dieta adeguata e una corretta attività fisica, si sia eliminato il surplus ponderale.

TECNICA

L’intervento di ginecomastia è indolore, ha una durata di circa 60/90 minuti e viene eseguito, a seconda dell’entità dell’inestetismo, in regime di Day Surgery in anestesia locale con sedazione oppure in anestesia generale. Anche la tecnica operatoria è correlata al grado e alla tipologia della ginecomastia ed è quindi personalizzata in base alle necessità del paziente. Se la causa principale è l’eccesso di tessuto ghiandolare, si procederà con la rimozione chirurgica del tessuto. Di norma, è sufficiente praticare solo un’incisione periareolare. Se , invece, la quantità di tessuto da asportare è significativa ed è necessario anche rimuovere la pelle in eccesso, si procederà a intervenire anche nella porzione cutanea circostante. L’esito cicatriziale sarà comunque minimo. Se, invece, la causa è una presenza importante di tessuto adiposo, si potrà intervenire con la sola liposcultura, effettuata con una piccola incisione sul contorno dell’areola e, in questo caso, le cicatrici saranno praticamente invisibili. Nel caso siano presenti entrambi i fattori si abbineranno le due tecniche.

BABY MASSAGE MASSAGGIO NEONATALE

Il massaggio al neonato è un’antica arte presente in molti paesi e culture: esso lega in modo profondo le mamme ai propri figli, le  aiuta a capire il particolare linguaggio dei bambini, le  porta a reagire con amore e ad ascoltarli con rispetto.

La sensibilità tattile è uno dei primi mezzi che il bambino ha a disposizione per conoscere il mondo: il tatto è infatti il primo senso a svilupparsi nella vita intrauterina, già a partire dall’ottava settimana di gestazione. Per i piccoli la stimolazione della pelle è fondamentale: essere coccolati, accarezzati e massaggiati è nutrimento a tutti gli effetti, alla pari del cibo.

Il massaggio però non è solo tatto, bensì pieno contatto. È ascolto, rispetto dei ritmi, comunicazione: è uno scambio d’amore intimo che rafforza il legame genitore-bambino.

Il massaggio offre benefici sia al bambino che ai genitori, la famiglia e la società. Quali sono questi benefici?

Per prima cosa crea continuità con la vita intrauterina: il movimento ritmato del massaggio ricorda il dolce cullare della gravidanza. Il massaggio inoltre  rafforza il legame di attaccamento (o bonding): si pone come un momento di nutrimento affettivo e di sostegno nell’arte di essere genitori, gettando le basi per una relazione solida in grado di offrire al bambino sicurezza e autostima.

La stimolazione tattile favorisce lo sviluppo neurologico nel neonato e facilita la conoscenza delle varie parti del corpo, sviluppando l’immagine di sé, così da far sentire il bambino sostenuto ed amato. Il massaggio stimola, tonifica e regolarizza il sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, immunitario, linfatico, gastro-intestinale e neuro-ormonale; sviluppa il linguaggio, l’interazione sensoriale e la consapevolezza mentale e fisica.

Il massaggio rappresenta un’esperienza di contatto esclusivo tra genitore e bambino, favorendo il rilassamento di entrambi. Aiuta il bambino a scaricare tensioni, migliora la qualità del suo sonno.

In particolare massaggiare l’addome tonifica il tratto digestivo e aiuta ad eliminare aria e feci, favorendo la digestione. Il massaggio del viso allevia la tensione legata al pianto o durante il periodo della dentizione o aiuta a scaricare il nasino durante il raffreddore.

Come ricorda un noto ostetrico francese, Frédérick Leboyer, “Essere toccato e accarezzato, essere massaggiato è nutrimento per il bambino. Cibo necessario come i minerali, le vitamine e le proteine”.

Care mamme e cari papà imparare a massaggiare il vostro piccolo sarà un vero messaggio d’amore!

 

Bibliografia: Massaggio al bambino, messaggio d’amore. V. McClure –Bonomo Editore

ELVeS TRATTAMENTO LASER DELLE VENE VARICOSE

Si chiama Elves (Endo laser Vein System), e rappresenta la procedura più all’avanguardia per il trattamento delle vene varicose, che prevede l’utilizzo di energia laser trasmessa alle pareti venose da una fibra ottica inserita nel lume vasale.

Un metodo rivoluzionario per quanto riguarda l’approccio medico dell’incontinenza venosa della grande e piccola safena, che per tutti rappresentano la causa principale della comparsa delle antiestetiche e problematiche varici degli arti inferiori. Si tratta di una tecnica dall’efficacia largamente garantita e, secondo quanto affermato dalle ultime revisioni della letteratura, sembra addirittura che sia la migliore anche in termini di scarsità di complicanze.

La tecnica Elves riuscirebbe infatti ad approcciare miratamente al problema e “attraverso l’utilizzo di un kit specifico dotato di sondina ecodoppler, ad essere al contempo il meno invasiva possibile”. Nessun taglio, infatti, come avviene ad esempio per sistemi come lo stripping, nessun ematoma o rischi di trombosi.

Solo una piccola quantità di anestetico somministrato per tumescenza, sotto cioè guida ecografica, e un piccolo intervento in day surgery, a seguito del quale il paziente potrà poi tornare subito a casa.

Poche o pressoché nulle anche le controindicazioni, fatta ovviamente eccezione per qualche caso particolare: è infatti importante che i pazienti siano predisposti geneticamente all’intervento perché chi è in possesso di vene ingrossate, tortuose o già sottoposte a scleroterapia, potrebbe anche incorrere in alcuni gravi problemi. Lo stesso vale per quei pazienti affetti da disturbi di coagulazione per i quali, data l’alta percentuale di rischio tromboembolico, sarà sempre necessario effettuare preventivamente delle profilassi epariniche.

 

Il laser utilizzato è il  diodi – 1470 con irragiamento radiale su due livelli (dual ring), chiude in maniera definitiva la vena lasciandola dove si trova.
L’intervento non lascia segni o cicatrici sulla zona trattata in quanto richiede soltanto un piccolo “buco da ago” sulla pelle per permettere alla sonda e ad una guida di piccolo calibro di entrare nella vena.

Una volta all’interno del vaso, la sonda viene guidata sotto controllo ecografico e retratta lentamente in modo da ottenere la progressiva obliterazione del lume .
E’ sufficiente praticare un’anestesia locale tumescente ( infiltrazione) molto simile a quella usata dai dentisti per addormentare solo l’area da trattare. Si associa una sedazione leggera estremamente confortevole per il paziente .

La procedura ELVES  è in sostanza una tecnica rivoluzionaria che può essere eseguita in day surgery , non lascia cicatrici e comporta un dolore postoperatorio che dura poche ore. Il recupero della deambulazione è rapidissimo ed i sintomi scompaiono molto rapidamente.


I vantaggi della tecnica rispetto alle procedure precedenti sono:

  • Si esegue in anestesia locale.

  • Risolve il reflusso venoso in maniera rapida ( meno di 30 minuti) definitiva ed incruenta senza lasciare cicatrici.

  • Non richiede la necessità di indossare calze elastiche per un lungo periodo a meno che non ci siano altri fattori da considerare.

  • Salvo i casi di varici molto grosse ed estese, non richiede anestesia generale o spinale .

  • E’ praticabile in day surgery ( ricovero di poche ore ) .

  • Consente un recupero molto più veloce e con meno disagi (meno di 24 ore)

  • Assicura un’alta percentuale di successi ( oltre il 96%) .

  • Non comporta rischi di alterazione del colore della pelle ( discromie).

  • Non espone il paziente a rischio di complicanze maggiori.

  • E’ praticabile con tranquillità anche nei pazienti più anziani.

  • Generalmente il trattamento laser viene completato da flebectomie per l’asportazione di varici collaterali alle safene , e quasi sempre dalla scleroterapia o per ottimizzare ulteriormente i risultati sia sotto il profilo funzionale che estetico